Salvare gli animali: come preservare specie in estinzione

La necessità di una rigorosa concretizzazione e di successive misure di controllo, senza le quali i piani migliori rimangono inefficaci. Uno dei provvedimenti più importanti per la conservazione di una specie rara o minacciata di estinzione generalmente consiste nella protezione o nell’isolamento di almeno una parte dell’habitat naturale, con dimensioni adeguate per permettere la continuazione della specie in condizioni ottimali.

In tali circostanze la maggior parte delle specie si proteggerà da sé. È perciò che i parchi nazionali, faunistici e le altre riserve della natura rivestono tanta importanza. A mano a mano che si riduce l’ambiente naturale originario, il futuro delle specie rare e degli animali selvatici in genere dipende sempre più dalla costituzione e dall’efficiente funzionamento di zone protette in cui gli interessi della natura abbiano la precedenza assoluta.

Il valore effettivo di qualsiasi parco nazionale o territorio protetto è tuttavia determinato in larga misura dall’efficienza con cui vengono amministrati.



organizzazioni internazionali: WWF,FAO, I.U.C.N. e birdlifeCiò non richiede soltanto personale che abbia a cuore gli interessi degli animali, ma necessita in primo luogo di un piano direttivo studiato a fondo, con obiettivi ben definiti su cui imperniare l’amministrazione di una determinata zona.

 

Organizzazione che preservano le specie in estinzione

Tale situazione ideale non è sempre raggiungibile: difatti non tutte le razze animali possono essere presenti in un solo parco nazionale. Pertanto, ai fini della conservazione delle specie, è di importanza primaria la creazione di altri parchi nazionali bene amministrati in zone idonee, prima che queste ultime vengano adibite ad altri scopi e quindi rese inutilizzabili per sempre. Per quanto riguarda i metodi da impiegare nella salvaguardia di specie rare o minacciate di estinzione, la precedenza andrà alla loro conservazione all’interno del proprio habitat naturale.

Purtroppo in taluni casi ciò non è possibile, e l’unica alternativa consiste nella conservazione in semicattività o in isolamento. Molti animali tuttavia risultano incapaci di vivere e di procreare in circostanze innaturali. Alcuni tra i più importanti giardini zoologici si sono proposti di contribuire a conservare la fauna selvatica studiando, con notevole successo, i problemi relativi alla riproduzione di particolari animali rari in cattività. È assai importante che l’allevamento in cattività di animali rari o in via di estinzione non venga considerato tanto un fine a se stesso quanto una misura provvisoria per mantenere in vita la specie sino a quando le condizioni generali siano sufficientemente migliorate per permetterne il reinserimento nella natura selvatica.

 

Sopravvivenza o rischio estinzione

Un’ulteriore misura è data dalla cattura degli animali selvatici in quelle regioni in cui la sopravvivenza non è più assicurata, e i l loro trasferimento in riserva o altra zona idonea. Il recente sviluppo di tecniche immobilizzanti basate sull’impiego di sedativi somministrati con siringhe-proiettili ha reso possibile il ritorno di diverse specie di mammiferi selvatici (pochissime specie di uccelli purtroppo rispondono a tale trattamento) in aree dalle quali erano scomparsi.

Esiste sempre il pericolo che una specie rara confinata in un’unica zona delimitata possa essere distrutta: tale rischio può essere ridotto costituendo riserve in località diverse. È chiaro che il lavoro in questo campo non può dare risultati laddove manchi una solida base scientifica. Le conoscenze sulle abitudini, la biologia e l’ecologia relative a numerosi animali rari non sono sufficiente mente esaurienti per permettere l’impostazione di un programma valido per la conservazione: la ricerca costituisce dunque un elemento base essenziale.

 



Uomo con barca sul lago

 

Organizzazioni che Preservano le specie in estinzione

La International Union for Conservation of Nature and Naturai Resources (I.U.C.N.) sito ufficiale, tramite la Survival Service Commission, è responsabile, tra l’altro, della compilazione e dell’aggiornamento dell’elenco ufficiale internazionale delle specie rare e minacciate di estinzione. Tale commissione inoltre propone di volta in volta i metodi più idonei per la conservazione della specie.



L’organizzazione della Survival Service Commission si avvale di una serie di gruppi specializzati, coadiuvati a loro volta da una rete internazionale di corrispondenti che forniscono informazioni per la valutazione dello status delle specie e l’impostazione di piani preventivi.

La Survival Service Commission opera in collegamento con l’International Council for Bird Preservation website responsabile per la conservazione degli uccelli rari e in via di estinzione.

Le organizzazioni menzionate collaborano alla compilazione e alla pubblicazione del Red Data Book, link sito una raccolta di volumi destinata a fornire rapporti concisi su ciascuna delle specie rare o minacciate di estinzione. a pubblicazione è predisposta in modo tale da permettere l’aggiornamento e la sostituzione delle pagine relative ai rapporti.

Sin dalla sua fondazione, alla fine del 1961, il World Wildlife Fund (sito ufficiale) ha operato congiuntamente con la I.U.C.N. soprattutto riguardo alla raccolta dei fondi, fornendo in tal modo i mezzi indispensabili per la realizzazione di progetti già autorizzati. Grazie alle iniziative dei suoi National Appeals, ormai funzionanti in diversi paesi di tutto il mondo, e grazie alla generosità di innumerevoli benefattori, il WWF ha potuto, tra il 2000 e il 2016, finanziare oltre 500 progetti, molti dei quali relativi alla conservazione di flora e fauna rari e minacciati di estinzione.

Salvaguardare specie in via di estinzione

Senza il tempestivo intervento da parte del WWF e delle tre organizzazioni internazionali citate, tutte indipendenti dai governi e quindi indipendenti politicamente, operano in stretta collaborazione con l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) e la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) , come pure con organizzazioni nazionali e regionali. Un osservatore materialista potrà forse mettere in discussione l’obiettivo della salvaguardia della flora e della fauna.

Quale possibile vantaggio si consegue aiutando una causa quasi per certo destinata al fallimento?



Accettare una filosofia così limitata significherebbe condannare l’uomo medesimo a uno sterile futuro. Certamente la maggior parte degli uomini non si preoccupa della sopravvivenza della balenottera azzurra, del gorilla delle montagne, del leopardo delle nevi e di altri animali che vivono in regioni remote o scarsamente note, tali da essere estranee al nostro pensiero.

Habitat ed ecologia

La posta in gioco è ben altro che la conservazione di un animale esotico o di un’area di natura selvatica. Il comportamento dell’uomo nei confronti della natura è un barometro che può essere usato per misurarne la capacità di affrontare problemi attinenti al proprio benessere e alla propria sopravvivenza. I diversi componenti viventi della biosfera, reciprocamente intercorrelati, che includono non solo la fauna e la flora, ma altresì il suolo, l’acqua, e l’aria, sono indispensabili per l’esistenza dell’uomo, e sono lungi dall’essere inesauribili; il futuro dell’uomo sarà indubbiamente de terminato dalle misure che saprà prendere per conservarli.

È pertanto necessario che l’ecologia diventi non tanto una disciplina scientifica astratta, quanto una pietra di paragone per le finalità dell’uomo.

Nel creato solamente l’uomo ha la capacità di pensare razionalmente; egli si è sistematicamente servito di tale potere per favorire i propri interessi immediati. La prova cruciale consiste nel verificare se avrà la saggezza di optare per la soluzione a lungo termine e di rendersi conto che l’anarchia ecologica, probabilmente, sarà disastrosa per lo stesso genere umano.

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