Come tutelare le opere dal plagio senza la SIAE‎

Come è oramai noto a tutti, la legge sul diritto d’autore si propone di tutelare una sola figura. L’autore appunto.Tutelare le opere dal plagio

Il “cliente”, colui che acquista una copia dell’opera e compensa l’autore, è preso in considerazione in un’ottica puramente residuale, si provvede a dettagliare rigorosamente come, quando, dove e perché potrà fruire dell’opera.

Tutto il resto, e in particolare il diritto del cliente a una tutela del proprio investimento economico, è lasciato alle classiche, capienti e comprensive “mani di Dio”.



Che cos’è il Copyright?

Il Copyright rappresenta il diritto applicabile a qualsiasi creazione dell’ingegno, in campo letterario, artistico, delle opere, dei disegni e delle opere concettuali.

La legge è talmente fumosa che è impossibile prevedere quale interpretazione potrebbe darle un magistrato in sede di giudizio.

Una concatenazione di contraddizioni e un lessico a dir poco approssimativo che ci danno però chiaramente l’idea di un legislatore tirato per la giacchetta da questa o quella lobby, nel disperato tentativo di realizzare la quadratura del cerchio.

Perfino il mondo dei giuristi non sa che pesci prendere, al punto che tutti gli operatori del settore sono in attesa che le sentenze dei giudici diano vita a una giurisprudenza univoca, in grado di sopperire alla assoluta inconsistenza del testo di legge.

Associazioni degli autori

È proprio su questa confusione che giocano le varie associazioni degli autori (pur con alcune rilevanti eccezioni).

Coperti dal “fumo” emanato dal testo di legge, i loro avvocati propagandano, sempre minacciosi, un’interpretazione che azzera il diritto del fruitore dell’opera, considerato alla stregua di un “male” necessario, rendendo illegale tutto ciò che non consista nell’atto di sborsare i soldi per acquistare il DVD di turno.

Per quanto è valido il Copyright?

Dal momento del deposito presso le sedi delle autorità ufficiali che per legge si impegnano a conservare integralmente tutti i documenti depositati, possiede una validità di una vita + 70 anni dalla morte dell’autore.

Ciò che più sorprende, è lo spregio per la “ratio” della legge che, per quanto sbilanciata sul versante del produttore, mostra chiaramente la volontà del legislatore di offrire all’acquirente, perlomeno, una modesta occasione per tutelare i propri investimenti: la copia privata.



Ebbene, molti dei “potentati dell’audio-video” oramai ammettono apertamente di ostacolare la copia privata per contrastare il fenomeno della “pirateria domestica”, un’esigenza che a parer loro richiede il sacrificio dei diritti degli onesti.

Si dirà che ognuno tira l’acqua al proprio mulino.

Tutelare le opere dal plagio

Ma che razza di mulino è quello in cui si macina il grano altrui per produrre la propria farina?



Ci chiediamo se nel tutelare i legittimi interessi dei propri iscritti, anche un sindacato di parte non debba mostrare un briciolo di senso etico nei confronti di chi, pur non avendo una lobby cui associarsi, ha comunque dei diritti previsti per legge.

Come può un produttore considerare i propri clienti – tutti, senza distinzioni – dei sorvegliati speciali, dei delinquenti “latenti”, i cui diritti vanno negati preventivamente per evitare che qualcuno ne possa abusare?

Come se ciò non bastasse, adesso le associazioni dell’audio-video cominciano anche ad “allungare le mani”, nel tentativo di “sensibilizzare” la stampa specializzata.

Ci viene rimproverato di non educare i nostri lettori, di non spiegare loro la differenza tra il male e il bene, di cercare di aumentare le nostre vendite con copertine ammiccanti che invitano al furto, alla truffa e alla frode…

Eh sì, perché nella concezione di chi tutela l’autore, questo è ciò che spinge il lettore all’acquisto: acquisire gli strumenti per delinquere.

Una concezione che concorda alla perfezione con la visione che chi produce l’opera ha dei propri clienti: l’utente è sempre una minaccia, una scheggia impazzita. È peggio di un pirata: è un pirata potenziale.

La legge, va sempre rispettata, sempre!



Anche quando è sbagliata.

Noi ci permettiamo però una piccola annotazione a margine: speculare su una legge malfatta per massimizzare i propri interessi e minimizzare quelli altrui, sarà anche legittimo ma di sicuro non è etico, senza etica, pirateria o meno, non si va lontani.

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Pubblicato: 2017-01-23T01:18:52+00:00

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