Storia dell’orologio meccanico e le sue origini

Tra la fine del 1200 e l’inizio del ’300 venne scoperto il dispositivo che rese possibile la creazione dell’orologio meccanico, un meccanismo di tale importanza che veniva utilizzato nell’orologeria del XIX secolo.

Il suo creatore, come quello dei primi orologi, è purtroppo a noi ancora ignoto. Si ha però un disegno di un primitivo scappamento nel taccuino di appunti di Villard de Honnecourt (1215-1250 circa).

Lo scappamento è sostanzialmente l’applicazione invertita del principio usato per sollevare i secchi d’acqua nel pozzo. In Italia il termine horologium od horilogium nei testi in latino, che significa “che conta le ore“, veniva generalmente impiegato per indicare qualsiasi strumento del genere.



Questo fatto portò varie volte a dei fraintendimenti sul senso da attribuire alle notizie riportate, facendo ipotizzare che questo meccanismo fosse di conseguenza anche conosciuto in precedenza.

Alcuni studiosi hanno, ad esempio, erroneamente supposto che lo scappamento fosse un’invenzione degli arabi, forse risalente addirittura al secolo VIII, poi importata in Europa durante l’epoca delle crociate.

Dall’antichità, la parola latina horologium si riferisce a qualsiasi strumento in grado di indicare il tempo. Storia e origini dell’orologio.Al riguardo vi è da osservare il fatto che già nel X secolo nel mondo islamico venivano usati i pesi per azionare i calendari automatici, gli stessi che costituiscono la forza motrice dell’orologio meccanico ai suoi albori. Altri studiosi viceversa hanno affermato che fosse un’invenzione dell’arcidiacono italiano Pacifico, vissuto nel IX secolo.

Orologi Meccanici

Tutte queste tesi sono comunque ormai generalmente respinte dagli studiosi. Gli originari orologi meccanici, ai loro albori, erano fatti senza molta perizia ed è anche questo uno dei motivi per cui non ne sono giunto quasi nessuno fino ai giorni nostri.

Un altro motivo della scarsezza di esemplari è il fatto che erano costruiti utilizzando metalli ritenuti all’epoca abbastanza preziosi, come ferro e bronzo, il che ha indotto i loro successivi proprietari a riciclarne in altro modo i materiali nei periodi di crisi, anche perché, in caso ad esempio di morte del custode, l’orologio diveniva inutilizzabile, abbisognando di perenni controlli e revisioni. Questo era il motivo per cui si doveva assumere un custode che se ne occupasse a tempo pieno, spesso costituito dal suo stesso costruttore, ed anche in questo caso la loro vita non era poi molto lunga.

Ad esempio è stato considerato quasi eccezionale il funzionamento per un periodo di 23 anni di seguito di un orologio pubblico meccanico di Barcellona nel XIV secolo.

astrario del dondi

Astrario di Giovanni Dondi

Un altro esempio, anche se più particolare, è quello dell’astrario del Dondi (immagine in alto),  appartenente alla grande famiglia di orologiai italiani, che fu portato guasto all’imperatore Carlo V nel 1529 e nessuno fu in grado di ripararlo.



Dopo questa notizia se ne perdono le tracce dal che si può dedurre che venne smantellato. Gli orologi del XIV secolo tendenzialmente erano a maglio e dotati di una campana, la quale veniva appunto colpita dal primo un numero di volte pari all’ora, e non erano ancora dotati di quadrante e lancette.

Prima di procedere oltre nell’analisi della sua storia, ne forniamo una definizione, è una macchina destinata a misurare il trascorre del tempo. Questo apparecchio viene azionato da un peso o da una molla (organo motore) che muove una successione di ruote dentate (treno) che agisce su un congegno di distribuzione (scappamento) governato da un regolatore (bilanciere o pendolo).

Il motore uniforme di tale macchina è sincronizzato al tempo medio e un quadrante o una suoneria (od entrambi) ne indicano il progresso.



La parola orologio è formata dalle parole greche: hora (ora) e legein (dire).

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