Quanto siete disposti a pagare per una cartolina virtuale? E per un software che potrebbe essere scaricato gratuitamente? La scelta è libera, ma il problema è quando si paga senza accorgersene. L’espediente è già conosciuto: chi naviga già da qualche anno si ricorderà dei primi siti a contenuto pornografico, che promettevano la visione di materiale hard a titolo gratuito e in realtà truffavano gli utenti, che si trovavano a dovere pagare costi salatissimi per la connessione.
Tutta colpa dei dialer, speciali software che ridirezionavano, a insaputa dei navigatori, le chiamate dirette al provider Internet con cui si era stipulato il contratto verso altri server residenti all’estero, il tutto al costo (salato) di una telefonata internazionale. Ora, i dialer sono usciti allo scoperto e sono usati anche come strumento legale di commercializzazione di altri servizi: si tratta in fondo di un modo per offrire dei contenuti e richiederne il legittimo pagamento. A patto, però, che questo venga dichiarato a chiare lettere. In questo senso, invece, alcuni disagi restano.
Basta sfogliare numerosi interventi dei newsgroup dedicati agli abusi in Rete per rendersi conto che i furbi ci sono ancora: se ormai la maggior parte dei servizi specifica chiaramente il costo del collegamento al minuto, molto spesso questo avviene in maniera poco visibile, tanto che basta un po’ di disattenzione per non accorgersene. Spiega Vincenzo Donvito, presidente di ADUC, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori: “riceviamo in continuazione segnalazioni di utenti che si reputano vittime dei dialer, anche se negli ultimi tempi va un po’ meglio perché c’è più consapevolezza. Normalmente, i casi che trattiamo hanno a che fare con sesso e pornografia, ma ci sono anche le suonerie per i telefoni cellulari. Chiunque ha a che fare quotidianamente con siti dove la parola gratis spicca a caratteri cubitali, ma non ha alcun senso, perché di gratuito c’è ben poco”.
Dunque, il fenomeno si è ridimensionato, ma ci sono ancora casi di internauti che scaricano questi programmi sul proprio computer senza sapere bene a che cosa vanno incontro. Il peggio è che alcuni si autoinstallano come collegamento di default a Internet e quindi usano regolarmente un numero molto costoso.
Rispetto a qualche anno fa, è cambiato anche il modo per attirare i navigatori: la diffusione capillare dell’e-mail come sistema di comunicazione ha aperto, come è noto, nuove possibilità per il marketing aggressivo, e tra i messaggi indesiderati nelle caselle e-mail sempre più frequente trovare i famigerati programmi. Se l’utente non si accorge che il programma scaricato porta a una connessione a pagamento, la doccia fredda arriva con la bolletta del telefono, e non è raro trovarsi a dover pagare cifre anche cinque sei volte più alte del normale.
Ma è legale tutto ciò?
“Più che domandarsi se è legale, bisogna chiedersi se è illegale: nessuna legge lo vieta, e a maggior ragione quando ci si collega a server residenti in paesi esteri è ben difficile potersi rivalere in termini legali”.
I numeri che costano
Oggi le compagnie telefoniche sono obbligate a soddisfare le richieste di quegli utenti che non vogliono accedere ai servizi: l Chiamate verso numerazioni internazionali (quelle per le quali viene premesso il codice di accesso internazionale “00”); l Chiamate verso servizi di tariffa premio (144, 166); l Chiamate verso servizi non geografici a tariffazione specifica (892, 899); l Chiamate verso servizi di numero personale (178); l Chiamate verso servizi interattivi in fonia (163, 164); l Chiamate verso servizi di addebito ripartito (840, 841, 847, 848);
l Chiamate verso servizi Internet a tariffazione specifica (709); l Chiamate verso servizi interni di rete con costo non superiore a 1 _ (prima cifra 4 o 1); Eccoli visti nel dettaglio: 840 è il codice iniziale dei numeri di addebito ripartito a quota fissa: al chiamante viene addebitata una quota fissa e al chiamato la restante parte. 848 è il codice dei numeri di addebito ripartito a quota variabile, cioè a tempo: il chiamante paga una quota variabile secondo la durata della conversazione, il chiamato paga la restante parte.
899 e 892 sono i codici dei numeri a tariffazione speciale, per i quali il chiamante paga molto di più, secondo la durata della conversazione. E’ obbligatorio informare il chiamante del costo della chiamata. 199 è il codice inventato per le aziende che vogliono guadagnare sulle telefonate ricevute, mentre gli utenti pensano che sia gratuito. Invece al chiamante costa più di una telefonata interurbana e l’azienda incassa una piccola quota per ogni minuto di conversazione. 700 è il codice per servizi di accesso a Internet con chiamata gratuita. 701, 702 e 709 sono altri codici per servizi di accesso a Internet, ma con addebito al chiamante in funzione della durata o con tariffazione speciale. 178 è il codice che permette al chiamato di ricevere la telefonata su due numeri. Costa molto più di una telefonata normale. Il Numero Unico 199 (Universal Number) è un servizio di telefonia nazionale che consente di ricevere chiamate originate su tutto il territorio nazionale attraverso un unico punto di contatto. A differenza del Numero Verde, il servizio Numero Unico 199 addebita l'intero costo della telefonata al "chiamante" ed è disponibile per le chiamate provenienti sia da rete fissa nazionale sia da rete mobile. I costi vengono decisi dal fornitore del servizio
Cosa fare in caso di truffa
Telefonica
E se si cade vittima dei tranelli, che fare? Poco, nella maggior parte dei casi: in genere, i server risiedono all’estero, molto spesso negli Stati Uniti ma anche in sperduti atolli del Pacifico, ed è quindi difficile rivalersi, ma anche solo risalire all’autore dell’abuso. “Una volta si dava la colpa alla Telecom, che adesso si è organizzata, monitorizza il traffico telefonico e avvisa gli utenti se si verificano anomalie rispetto al traffico medio. Nel caso in cui si riesca a individuare il provider, dal punto di vista legale scatta la tutela chiedendo l’intervento dell’ufficio per la pubblicità ingannevole dell’antitrust. Comunque, in caso di truffa conviene fare una segnalazione al garante delle comunicazioni, che tiene una sorta di “libro degli orrori”. Ma per ora, l’unico rimedio è l’internettizzazione degli italiani”. In caso di necessità, comunque, è bene ricordarsi che esistono istituzioni preposte alla tutela dei cittadini, e che si può chiedere il loro intervento: è possibile entrare in contatto con la Polizia Postale e delle Comunicazioni o semplicemente compilare un modulo scaricabile all’indirizzo www. agcom.it/documenti/modulo_D.pdf , che serve per la segnalazione degli abusi.
Oggi, grazie a una delibera del Garante per le Comunicazioni, le compagnie telefoniche sono obbligate a soddisfare le richieste di quegli utenti che non vogliono accedere ai servizi a pagamento. “Attenzione, però bisogna tenere presente che i numeri a pagamento sono tantissimi. Inoltre, la procedura non è automatica: bisogna mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno, ma accade spesso che le compagnie non ottemperino. In tal caso, bisogna richiedere l’intervento in conciliazione di un giudice di pace. ”.