Animali in pericolo: tutte le specie a rischio estinzione



Quando una specie animale va considerata minacciata di estinzione?

Non esiste una risposta unica a tale domanda poiché ciò dipende dalle particolarità delle singole specie e dalle condizioni ambientali.

In teoria, una specie si considera in pericolo quando le perdite (per qualsiasi causa) superano le nascite in misura tale da farsì che la popolazione totale tenda ad avvicinarsi al numero minimo necessario per essere vitale.

Tale cosiddetto punto-soglia varia da un tipo di animale all’altro; sarà ovviamente più alto per una specie gregaria che non per una specie non-gregaria.

In pratica, tuttavia, le conoscenze su quest’aspetto del problema sono così limitate che qualsiasi criterio strettamente numerico non può essere che speculativo. La valutazione della condizione di una specie deve pertanto essere basata su fattori diversi quali il relativo tasso di mortalità numerico, le dimensioni e il tipo dell’habitat, la disponibilità di cibo, acqua e rifugio, l’incidenza delle malattie, gli effetti delle incursioni predatorie da parte di uomini e animali, il tipo e il grado di sfruttamento sia dell’animale sia del suo habitat e l’efficacia delle misure protettive.

I dati disponibili sui punti di cui sopra sono spesso insufficienti per trame conclusioni valide.

La ricerca è sovente resa difficoltosa dalle abitudini degli animali stessi o dalle condizioni ambientali in cui vivono; inoltre, anche in condizioni ottimali, alcune specie esistono per loro natura in numero ridotto sia per la distribuzione limitata sia per loro particolari necessità ambientali: una specie può pertanto essere rara senza essere necessariamente minacciata di estinzione.

Numerose specie di tale categoria sono presenti nelle isole.

Fintanto che l’equilibrio ecologico rimane indisturbato questi animali sono capaci di mantenersi in maniera soddisfacente; in alcuni casi, tuttavia, l’equilibrio è così delicato che basta un nonnulla ad alterarlo portando per conseguenza la specie verso l’estinzione. Il pinguino delle Galàpagos (o sfenisco mendico) e il brachitterace a coda lunga, un uccello tipico del Madagascar, costituiscono esempi classici di tale situazione.

La ricerca sulla fauna rara o in via di estinzione va condotta a livello delle specie o delle sottospecie?

Malgrado le inevitabili incertezze e le saltuarie incongruenze inerenti a un lavoro svolto a livello di sotto specie, quest’ultimo metodo comporta vantaggi sia tecnici sia pratici.

Per lo più le specie sono sufficientemente caratterizzate per permetterne il riconoscimento quali entità tassonomiche distinte e molte sono costituite da diverse popolazioni distinte, isolate l’una dall’altra in termini geografici o politici, ognuna delle quali merita un’attenta osservazione. L’aquila Imperiale, per esempio, non è in pericolo in quanto la Specie, ma la sua sottospecie occidentale innegabilmente lo è. Se non si darà il dovuto riconoscimento al suo status quale entità di stinta e tassonomicamente valida, la discreta popolazione isolata in Europa verrà inevitabilmente trascurata. Una valutazione globale dello status di un mammifero di così vasta distribuzione quale la tigre sarebbe imprecisa se venisse eseguita a livello della specie; la situazione reale può essere messa in luce solo esaminando ogni razza separatamente.

Per di più, benché lo status tassonomico di alcuni ani mali sia oggetto di critiche e di larghe divergenze di vedute da parte degli specialisti, tali controversie non si verificano unica mente in indagini a livello di sottospecie. Il numero degli animali minacciati di estinzione continua ad aumentare.

Il Red Data Book elenca 275 specie e razze di mammiferi, di cui 67 sono considerate in pericolo grave, e più di 300 specie di uccelli, di cui 60 danno adito ad apprensione.

Può apparire singolare che il numero di animali europei elencati nel Red Data Book sia esiguo; ciò è dovuto al fatto che l’eleggibilità per l’elenco internazionale delle specie rare o minacciate di estinzione è basata sulla valutazione della distribuzione geografica totale di un dato animale. Numerose specie paleartiche sono indubbiamente rare nei singoli paesi europei, ma si trovano tuttavia in abbondanza più a est: pertanto, non potranno essere considerate in un contesto internazionale malgrado necessitino una severa protezione a livello nazionale.

Lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali viventi interessa tutti i continenti e si estende sino alle profondità degli oceani. La pressione sulla flora e la fauna aumenta di pari passo con l’espansione costante della popolazione umana ed è proprio questa espansione a costituire di per sé un elemento determinante nel declino degli ambienti naturali e della fauna selvatica.







Quali sono le misure da prendere?


È essenziale rendersi conto che la responsabilità ultima per la conservazione della fauna, della vegetazione selvatica e delle altre risorse naturali è di competenza dei singoli governi. Le organizzazioni internazionali e locali possono essere di valido aiuto in vari modi; per esempio, denunciando una parti colare situazione alle autorità competenti; consigliando le misure da applicare; suggerendo i mezzi per introdurre o intensificare la legislazione protettiva; organizzando studi in loco da parte di gruppi di specialisti; impostando programmi operativi; finanziando infine quei programmi che siano già stati approvati.

Ma un’azione efficace può essere svolta unicamente con il supporto e la collaborazione dei governi o delle autorità locali responsabili. Non tutti i governi sono aperti a tali suggerimenti. Difatti il problema più grosso che le organizzazioni per la difesa della natura, siano esse nazionali o internazionali, si trovano ad affrontare, consiste nel convincere le autorità governative che l’azione proposta è di fatto necessaria.

È infatti difficile convincere chi detiene il potere politico della necessità di operare per la conservazione della fauna selvatica e delle risorse naturali: è assai più facile mirare a risultati a breve termine. Le considerazioni politiche assumono un’importanza che non va sottovalutata.

Ed è in questa direzione che l’opinione pubblica, se adeguatamente informata, può esercitare una benefica e talvolta decisiva influenza.



tetraone delle praterie

Il tetraone delle praterie (Tympanuchus cupido attwateri), sottospecie meridionale di una specie un tempo abbondante, è facilmente riconoscibile da due ciuffi di penne sul collo. Queste ultime ricoprono grandi sacchi aerei di color arancio, le cui dimensioni, nei maschi, aumentano durante il corteggiamento. Risonanti gridi accompagnano le danze nuziali il cui fine è di richiamare la femmina. Nonostante questa specie si riproduca in gran numero, la caccia indiscriminata e la perdita di vaste aree aperte hanno drastica mente diminuito la sua popolazione. Tentativi per permetterne la sopravvivenza sono stati fatti creando la riserva dell’Eagle Lake lungo le coste del Texas.



pinguino delle Galapagos

Lo sfenisco mendico o pinguino delle Galapagos (Spheniscus mendiculus) è l’unico pinguino che si rinvenga all’Equatore ed è ristretto alle isole Galapagos. Lungo poco più di 50 cm, lo sfenisco mendico è una delle più piccole specie di uccelli non volatori, la maggior parte dei quali vivono nell’Antartico. Esperto tuffatore e nuotatore, trova abbondanza di cibo nelle fredde e profonde acque intorno alle isole. Le condizioni di riproduzione sono favorevoli: le massicce formazioni rocciose vulcaniche offrono molti sicuri anfratti per la nidificazione. La piccola popolazione, circa 2500 individui, è relativamente stabile; tuttavia il futuro di questa specie è minacciato dall’invasione, specialmente turistica, degli ambienti dell’arcipelago. Solamente una rigida protezione del l’habitat naturale delle Galapagos salvaguarderà il futuro della specie.





dendroica di Kirtland

La dendroica di Kirtland (Dendroica kirtlandiì) è una specie rara e tale probabilmente rimarrà poiché essa dipende veramente da un particolare tipo di habitat: si riproduce in un’area di quasi 100 km2, nelle pinete del Michigan settentrionale. Qui la si può intravedere nei fitti boschetti di giovani pini non troppo alti, preferibilmente in terreni sabbiosi (un ambiente che esiste solamente quando a un incendio succede un periodo di rinnovata crescita della vegetazione). Esperimenti di incendi provocati e controllati vengono tentati attualmente per creare condizioni favorevoli alla sopravvivenza di questa specie.



vigogna

La Vicugna (Vicugna vicugna), apprezzata dai governanti Inca che indossavano vesti fatte con la sua splendida lana, è minacciata già da alcuni anni da una caccia indiscriminata. Essa, che può essere addomesticata facilmente come il lama e l’alpaca, prospera sola rada vegetazione ad elevate altezze, producendo lana e carne di qualità superiore. Il governo peruviano è per questo interessato a incrementare le aree di riseria vigogna dove è proibita la caccia e nelle quali le greggi sono fatte pascolare dagli indigeni.



La scimmia arancione con il naso camuso

La scimmia arancione con il naso camuso o rinopiteco arancione {Rhinopithecus roxellanae) è la specie di scimmie che vive più a nord, nelle zone montane del Tibet e dello Szechwan, sino a oltre i 3 000 m d’altezza, dove la neve è presente quasi tutto l’anno: per questo i cinesi la chiamano scimmia delle nevi. Il rinopiteco arancione difficilmente sopravvive in cattività ed è stato ospitato solo in alcuni zoo cinesi. Nel loro remoto habitat, queste strane scimmie dal naso rivolto all’insù vivono in gruppi di 100 o più individui rimanendo sempre sulla cima degli alberi, da dove scendono solo per bere e mangiare giovani germogli di bambù e frutti. A lungo cacciate per il loro folto pelo, furono considerate in pericolo d’estinzione già dal 1930, ma ora sono protette dalla legge.

leopardo delle nevi

II leopardo delle nevi (Uncia uncid) è un felino dell’Asia, delle zone fredde e montane dell’Aitai, dell’Himalaya e del Tibet, dove si trova a quote da 3000 a 6000 metri. È simile al leopardo africano per le dimensioni e la forma del corpo, ma se ne distingue per la pelliccia che è molto folta e lanosa e di colore grigio-giallastro. Il leopardo delle nevi è lungo un metro e ha una coda di pari lunghezza. È un vero predone di montagna e caccia sia mammiferi di media taglia sia uccelli; quando scarseggia la preda alle elevate altitudini cui di solito vive, scende a quote inferiori, insidiando gli animali che vivono con l’uomo.







panda gigante

II panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) venne conosciuto per la prima volta dagli Americani quando Kermit e Teodore RooseveJt portarono un esemplare da una partita di caccia. Questo famoso animale è relativamente raro ed è stato studiato allo stato selvatico. Originariamente il panda viveva nelle foreste di bambù al confine tra Cina e Tibet. Diversamente dall’orso, di cui è parente, il panda è vegetariano consuma grandi quantità di bambù: foglie, germogli e fusti. Le robuste mascelle e i denti sono ben conformati per masticare le dure, fibrose piante. Poiché il panda spesso pesa anche più di 130kg, deve masticare bambù per dieci – dodici ore al giorno per riempire lo stomaco. Una ventina circa di panda giganti vivono in cattività, soprattutto negli zoo cinesi che sono riusciti ad allevarli.



foca monaca

La foca monaca (Monachus monachus) era nota fino dal 500 avanti Cristo, come dimostrano alcune monete che portano la rappresentazione, approssimativa indubbiamente, di questa foca. Un tempo molto numerosa, probabilmente a causa degli intensi traffici marittimi e per l’aumentare degli insediamenti umani sulle coste, la foca monaca, che viveva in gran parte del Mediterraneo e del Mar Nero, si è ritirata nelle zone meno popolate e più tranquille. Attualmente le segnalazioni sono rare: esistono ancora individui a El Arish, in Corsica, nel golfo di Salonicco, presso le coste della Turchia e vicino a Porto Said. Nel Mar Nero esiste una piccola colonia a Capo Caliacra in Bulgaria. Al di fuori del Mediterraneo esiste una colonia di circa 5 000 esemplari sulla costa occidentale africana, a sud di Capo Bianco.



pappagallo gufo

II pappagallo gufo (Strigops habroptilus) è chiamato anche strigope o kakapo. La sua area di diffusione è limitata alle foreste montane più inaccessibili della Nuova Zelanda dove l’uomo non è mai giunto e le sue abitudini sono esclusivamente notturne. Ha struttura massiccia, ali brevi e somiglia stranamente a un vero gufo per la presenza di dischi facciali di piume assai simili a quelli di molti rapaci. Di giorno si procura un nascondiglio nelle cavità delle rocce o fra le radici aeree degli alberi. L’introduzione di piccoli carnivori, come martore e faine, e anche del dingo, ha portato rapidamente alla diminuzione di questa specie e inoltre il disboscamento della foresta ha ridotto maggiormente l’habitat del pappagallo gufo. Poiché la riproduzione in cattività non ha successo, sono allo studio sistemi di protezione atti a salvaguardare la specie.



daino persiano

II daino persiano (Dama mesopotamica), che è stato raffigurato nell’arte della Mesopotamia e di altre antiche civiltà, è ora molto meno diffuso del suo compagno europeo. La specie persiana si distingue per essere più piccola, per avere colori più brillanti e corna che terminano con tre ramificazioni. Comune un tempo nell’Asia di sud-ovest, sopravvive ora solamente in due ristrette zone dell’Iran dove le foreste di pioppi, tamerici e acace sono impenetrabili per l’uomo. Tuttavia la popolazione dei daini non è ancora stabile; infatti quando gli abitanti dei villaggi tagliano gli alberi per procurarsi il combustibile, questi luoghi vengono sfruttati per allevare cammelli, bufali e capre, mentre la foresta, rifugio dei daini, diminuisce sempre più. Fortunatamente gli iraniani vogliono salvare questa specie e hanno istituito riserve dove i daini sono protetti.



orso polare

L’orso polare (Thalarctos maritimus), un grosso mammifero molto peloso che spesso pesa più di 450 kg, vive soltanto nelle terre attorno all’Oceano Artico. Questo forte nuotatore si nutre principalmente di foche, tranne che nel periodo estivo quando i lastroni di ghiaccio si rompono ed egli percorre la terraferma alla ricerca di vegetali e carogne. Non c’è stato nessun pericolo di estinzione per l’orso finché veniva cacciato solo dagli Esquimesi, che uccidevano per necessità; invece i moderni cacciatori, usando imbarcazioni, aeroplani e armi di precisione, hanno quasi sterminato questi animali. Un certo numero di Paesi ora stanno facendo delle ricerche, aiutati straordinariamente da fucili speciali che lanciano nell’animale siringhe contenenti una sostanza immobilizzante, la quale permette allo studioso di toccarlo ed esaminarlo. Sono state necessarie severe restrizioni alla caccia per salvare l’orso polare in estinzione.






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ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2016