Le specie animali in via di estinzione



Le cause e i risultati di tale situazione richiedono un approfondimento, non fosse altro che per fornire esempi pratici del comportamento del genere umano nei confronti delle risorse naturali del mondo. La maggior parti delle estinzione degli ultimi tre secoli sono state causate dall’uomo sia direttamente per soppressione deliberata, sia in direttamente per l’incapacità di numerose specie di animali selvatici e di piante di adattarsi a condizioni di vita sostanzialmente modificate dall’inquinamento ambientale provocato dall’uomo.

Fra i casi più noti che riguardano le specie estinte ricordiamo l’uro (enorme bovino diffuso originariamente in Europa), il quagga(sottospecie estinta della zebra, che un tempo viveva in Sudafrica), il dodo (uccello dell'isola di Mauritius) e la colomba migratrice.

Alcuni disegni, alcuni esemplari impagliati nei musei, alcune testimonianze sono tutto quello che rimane per ricordarci il loro aspetto. L’elenco delle specie scomparse si allunga di pari passo con l’intensificarsi dello sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo. Oggi quasi 600 forme di mammiferi e uccelli, per non parlare di altri tipi di fauna e di flora, stanno avviandosi verso l’estinzione.

Il loro destino dipende unicamente da una sola specie: la nostra.

Benché l’avidità umana, l’ignoranza, l’apatia e l’in curia abbiano portato all’annientamento di intere specie, è pur vero che l’uomo ha il potere di preservare quelle che ancora rimangono purché lo voglia. Si è detto molto circa l’inevitabilità del l’estinzione delle specie in quanto fenomeno naturale normale, facente addirittura parte integrante del processo evolutivo.

È indubbiamente certo che innumerevoli tipi precise e 150 di animali preistorici, di cui solo pochi ci sono noti attraverso i resti fossili, sparirono dalla faccia della terra molto prima che l’uomo diventasse I’animale preponderante.

Tuttavia non va dimenticato che l’essenza dell’evoluzione stessa sta nella sua creatività; animali o piante insufficiente mente idonei possono essere eliminati brutalmente nel corso del tempo, purché sostituiti da forme di vita superiori. Tale processo di selezione naturale, nell'arco di lunghi periodi di tempo geologico, è essenzialmente positivo in termini di pienezza e arricchimento di vita. Per contro, l’estinzione delle specie causata dall’uomo è l’antitesi del processo evolutivo in quanto caratterizzata dall’impoverimento biologico.

Benché sia noto che un certo numero di specie animali sia scomparso in tempi storici, è solo con l’impostazione di un sistema di classificazione zoologica, nel diciassettesimo secolo, che si hanno documentazioni precise.

Si ritiene che circa 120 forme di mammiferi e 150 di uccelli abbiano cessato di esistere a partire dal 1600. Tra il 1800 e il 1850 circa 50 e oltre 320 sino al 2015. L’accelerazione del processo è innegabile; durante il secolo scorso si è avuta, in media, l’estinzione di una forma di vita all’anno con riferimento ai soli uccelli.

L’uccisione deliberata da parte dell’uomo, sia per sfruttamento eccessivo (e spesso commerciale), sia per l’eliminazione di specie considerate dannose, è una delle cause principali delle estinzioni. In taluni casi vi si è giunti per semplice incuria o, quel che è peggio, per il piacere della distruzione fine a se stesso. Ma la causa specifica più significativa è data dalla distruzione o dall’inquinamento dell’habitat naturale.

Il disboscamento, l’espansione agricola in genere e l’urbanizzazione dilagante costituiscono alcuni dei fattori che hanno contribuito a creare tale situazione. Le modificazioni ambientali, spesso in concomitanza con l’intenzionale eliminazione della fauna locale sono state particolarmente rapide ed estese, è quindi tanto più devastatrici, in quei paesi che hanno conquistato l’indipendenza di recente.

Anche l’introduzione di animali e di piante esotiche ha portato a conseguenze disastrose, distruggendo il delicato equilibrio naturale. Nelle specie isolane, spesso evolutesi nell’isolamento, si hanno nume rosi esempi di piante e animali incapaci di sostenere il confronto con altre forme di vita, più aggressive o di maggiore adattabilità, e di opporre quindi resistenza alle malattie che a volte le accompagnano.

È facilmente dimostrabile come l’espansione dell’uomo, sia in senso demografico sia tecnologico, stia alla base del declino della fauna.(Parchi faunistici più belli in Italia )

Vi sono tuttavia alcuni fattori secondari.

La capacità degli animali di adattarsi a nuove condizioni ambientali varia da specie a specie (e persino da razza a razza) secondo le particolari circostanze biologiche e ecologiche. Un punto di importanza basilare è l’equilibrio tra mortalità e natalità. Alcune delle specie minacciate di estinzione hanno per loro natura un tasso assai basso di riproduzione.

Il fatto non è di per se stesso negativo in condizioni ottimali, mentre può avere serie conseguenze nei casi in cui la riproduzione sia contrastata da eccessivi disturbi o da fattori quali l’indebolimento della vitalità della specie causata dalla frammentazione della sua distribuzione.





Razze in via d’estinzione




solenodonte di haiti



Il solenodonte di Haiti (Solenodon paradoxus), un tempo abbondante nelle lontane foreste di Haiti e della Repubblica Domenicana, non è stato in grado di resistere alla perdita del suo habitat naturale, quando nuovi insediamenti umani occuparono le foreste, né al l’indiscriminata cattura per gli zoo. Mammifero simile a un ratto, imparentato con il tenrek del Madagascar, il solenodonte è lungo quasi 70 cm compresa la coda che è lunga
come il corpo. Ben fornito di un muso appuntito e di unghie aguzze, esso va alla ricerca, nella notte, di insetti, piccoli animali, radici e frutta.



coniglio dei vulcani



Il coniglio dei vulcani (Romerolagus diazì) abita in una striscia di terra lunga poco più di 30 km e larga la metà, nella Valle del Messico, a est di Città di Messico. Il nome le deriva dal soffice terreno vulcanico della valle in cui vive ricca di pinete. Il fitto sottobosco le fornisce cibo e un riparo per le sue intricate tane sotterranee; teporingo , come i messicani la chiamano, è lungo circa 40 cm ed è privo di coda. Esso vive in colonie composte da più di 100 individui, sotto cumuli di rocce o nelle tane. L’accoppiamento avviene in primavera e nella prima estate e la cucciolata è in media di due-quattro piccoli. La specie è ora in pericolo perché il suo habitat limitato, essendo utilizzato per le coltivazioni, viene distrutto.

 



lupo rosso


II lupo rosso (Canis rufus) sfugge a una chiara identificazione a causa della sua pronunciata somiglianza sia con il coyote sia con il lupo grigio con i quali divide lo stesso largo territorio. Inoltre il lupo rosso è più sovente grigio o bruno-fulvo che rosso e la sua taglia diminuisce a causa di accoppiamenti naturali indiscriminati. Mentre il coyote ama le aperte distese, praterie e deserti, il lupo rosso, come del resto quello grigio, preferisce le foreste e i boschi. Un’unica popolazione pura di lupi rossi, di cui si è a conoscenza, sopravvive nelle zone paludose della costa del Texas. Altrove, in molte parti del Texas, della Luisiana, del Mississippi e dell’Arkansas, popolazioni di lupi si sono così mescolate che i cacciatori spesso non riescono a distinguerli. L’eccessiva caccia e la perdita dell’habitat attraverso la conversione della foresta in terreni agricoli hanno drasticamente ridotto in numero dei lupi rossi.



volpe pigmea Americana



La volpe pigmea americana del nord (Vulpes velox hebes), un tempo numerosa nel Canada meridionale e nelle praterie dello Wyoming e nel nord e sud Dakota, risulta pratica mente estinta fin dagli anni ’20. Essa resiste ai predatori naturali, ma diversamente dalla volpe pigmea del sud (Vulpes velox velox), sua stretta parente, che prospera nei territori americani di sud-ovest e verso nord fino al Kansas, sta soccombendo di fronte alla
distruzione dei suoi naturali ripari e per l’uso di trappole e di avvelenamenti su vasta scala. Poco più grande di un grosso gatto, la volpe pigmea americana del nord ha una notevole coda e grandi orecchie diritte. Si nutre di vari roditori, lucertole, uccelli, grandi insetti e, occasionalmente, si accontenta di polli. Particolarmente aggraziata e agile, essa è completamente priva di scaltrezza e non teme l’uomo e questo è, probabilmente, uno
dei motivi della sua estinzione.







tapiro delle Ande



II tapiro delle Ande (Tapirus pinchaque; pinchaque è una vecchia parola indiana che indica un mitico mostro) è una delle tre specie di tapiri, che vivono nel Nuovo Mondo. Presente soprattutto nelle Ande della Columbia e dell’Ecuador, il tapiro delle Ande è caratterizzato da un lungo flessibile muso che gli è assai utile per la raccolta del cibo. Esso esce durante la notte dal nascondiglio della foresta e del bosco alla ricerca di cibo nella vegetazione dei fiumi e delle zone paludose. L’acqua fornisce un’importante protezione al tapiro delle Ande, potendo esso rimanervi sommerso per lunghi periodi. Ma il massiccio diboscamento, la costruzione di strade e l’insediamento umano hanno drastica mente ridotto il numero degli individui.



lontra gigante



La lontra gigante (Pteronura brasiliensis), la più grande fra le lontre del mondo, abita i fiumi della parte settentrionale del Sud America. Veloce nuotatrice, con la sua coda simile a quella di un castoro e con i piedi palmati, essa è curiosa, impavida e per questo facilmente cacciata. Poiché la sua pelle è preziosa e costosa come quella del giaguaro, l’animale è ormai raro lungo le sponde dei fiumi più accessibili. In lontane aree, tuttavia,
la lontra gigante prospera ancora; in alcune zone, gli indiani la considerano sacra.



condor della California



II condor della California (Gymnogyps californianus), secondo per grandezza fra tutti i rapaci (il più grande è il condor delle Ande), è anche uno fra i più minacciati: si sa che esistevano nel 1967 meno di 50 individui compresi i giovani nati. Un tempo largamente diffuso lungo le coste occidentali degli Stati Uniti, il condor della California iniziò a diminuire con l’arrivo dei coloni verso il 1880; il suo habitat si è ristretto verso il 1930 alle montagne a nord est di Los Angeles. Il condor non arreca danno agli animali vivi, cibandosi esclusivamente delle carcasse. Oltre a cacciarlo e avvelenarlo, si sono perfino rubate le sue uova per venderle ai collezionisti. Nella Los Padres National Forest è stata creata una riserva per fornire alla specie una completa tranquillità durante il periodo della nidificazione e della riproduzione.



gru americana



La gru americana (Grus americana), il superbo uccello la cui sopravvivenza era un tempo considerata quasi impossibile, potrà essere ancora salvato se avrà successo la rigida protezione adottata nei suoi confronti. Gli individui svernano ora, senza pericolo, in una particolare riserva nel Texas, una zona di acquitrini salati e di lagune (un tempo le gru percorrevano circa 4000 km in volo per riprodursi vicino al Grande Lago degli Schiavi, nel nord del Canada). Se lasciata indisturbata, la popolazione di gru potrà, forse, essere lentamente ripristinata. Nel 1938-39 sono stati contati solamente 14 esemplari. Nel dicembre 1968 il numero è aumentato fino a 50.





linee pardina



La lince pardina (Felis lynx pardellus), rappresentata oggi da uno scarso numero di esemplari, si trova nell’Europa meridionale, dove un tempo era abbondante Lunga poco più di un metro, si distingue dalla linee comune per il colore più fulvo per il maggior sviluppo dei peli delle guance e per la taglia più piccola. Era un animale utile ali agricoltura perché teneva sotto controllo i conigli che a volte minacciavano le colture tuttavia, a causa della sua pelliccia molto bella e anche per la commestibilità delle carni e stata oggetto di una caccia indiscriminata tanto che attualmente è pressoché estinta.



bisonte europeo



II bisonte europeo {Bison bonasus) è l’animale di maggior mole della fauna europea. Abbattuto in avventurose partite di caccia, era il trofeo più ambito dai potenti di tutte le epoche. Il bisonte europeo visse in branchi numerosissimi nell’Europa centrale e settentrionale fino agli albori del Rinascimento. Calamità naturali e intervento umano ridussero i bisonti a sparuti branchi che vissero relegati nella foresta di Bialowieza, dove nel 1752 venne fatta, si dice, l’ultima grande battuta. Oggi ne esistono rari esemplari, unicamente nei giardini zoologici della Germania e della Polonia.



Aquila imperiale



L’aquila imperiale (Aquila heliaca adalberti) può essere salvata, ritengono gli ecologi, se l’uomo decide di proteggere la specie e il suo habitat. Attualmente circa 100 individui di questa magnifica specie occidentale sopravvivono in parte nelle savane alberate, nelle pianure e nelle zone collinose della Spagna. Essa si nutre di roditori, uccelli, anitre, serpenti che caccia in un territorio di parecchi chilometri che ispeziona dalla cima degli alberi. Se la preda viva scarseggia, essa si accontenta di carogne.

style="text-align: center;"gabbiano corso



II gabbiano corso {Larus audouiniì) è simile a una razza mediterranea di gabbiano reale {Larus argentatus michahellis). Questi due uccelli vivono su sei piccole isole del Medi terraneo, amichevolmente, fianco a fianco. Il numero elevato di esemplari del secondo e la rarità del primo possono essere causati dal differente tipo di alimentazione: il gab biano reale si nutre anche di rifiuti che le navi scaricano in mare; il gabbiano corso, invece, si nutre solamente di piccoli pesci che pesca nel mare. Malgrado ciò, il gabbiano corso potrà sopravvivere se non gli verrà data la caccia.



orango



L’orango (Pongo pygmaeus), il cui nome deriva dal malese e significa uomo dei boschi, è una grossa scimmia antropomorfa che raggiunge il metro e ottanta di altezza e il peso di un quintale. Gli oranghi, tipicamente arboricoli, vivono ormai soltanto nelle foreste umide di alcune regioni del Borneo e di Sumatra. La diminuzione del numero di esemplari di questa specie, che ora non supera i 5 000, dipende sia dalla distruzione progressiva del loro habitat, sia dalla caccia indiscriminata soprattutto di animali giovani che sono più facilmente catturabili perché si muovono più lentamente e goffa mente. L’unione dei direttori dei giardini zoologici, in cui attualmente vivono circa 280 esemplari, ha vietato l’acquisto di nuovi soggetti catturati illegalmente.
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